Avvocato Attilio Pinna - Sassari Sardegna | Come funziona la prescrizione in Italia?
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Come funziona la prescrizione in Italia?

Spesso accade che un politico, un amministratore pubblico o un noto imprenditore vengano assolti perchè il reato è prescritto e ciò susciti scalpore nell’opinione pubblica.

Nella maggior parte dei casi la vicenda darà origine a due opinioni contrapposte: alcuni sosterranno che l’interessato è innocente, non conoscendo esattamente come funziona l’istituto della prescrizione; altri affermeranno che egli è colpevole e che il malfunzionamento della giustizia italiana gli ha consentito, di fatto, di non pagare le conseguenze della sua colpevolezza.

La prescrizione è un istituto che produce  effetti giuridici collegati al trascorrere del tempo e opera nell’ambito del diritto civile e del diritto penale. La sua natura è essenzialmente estintiva e presuppone che dopo un certo lasso di tempo non vi sia più interesse a far valere un diritto o perseguire un reato.

Nel diritto civile assistiamo all’estinzione di un diritto soggettivo che non è stato esercitato dal suo titolare per un determinato periodo di tempo stabilito dalla legge. In tal caso, la ratio è quella di dare certezza ai rapporti giuridici.

Nel diritto penale, il trascorrere del tempo può determinare l’estinzione di alcuni tipi di reato; per meglio dire, dopo un certo periodo di tempo viene meno l’interesse dello Stato a punire alcune condotte, nonchè a porre in essere un’attività di rieducazione del condannato volta al suo reinserimento sociale; a ciò si aggiunga il diritto dell’imputato ad affrontare un processo in tempi ragionevoli.

L’istituto della prescrizione si fonda su un principio di civiltà giuridica, in quanto garantisce che il cittadino non sia assoggettato alla giustizia per un lungo periodo di tempo, poichè sono venute meno le condizioni che giustificano l’attività punitiva dello Stato. Per fare un esempio, non si può processare un irreprensibile padre di famiglia cinquantenne per aver tirato un sasso ad una finestra quando aveva diciott’anni e frequentava un gruppo di ragazzi poco raccomandabile.

Il termine di prescrizione ha inizio da quando il diritto può esser fatto valere; o meglio, da quando una persona fisica, un’impresa e via dicendo, si trova nella condizione di poter esigere un credito (nel civile), o dal momento in cui il reato è stato commesso, o da quello in cui è stato scoperto (nel penale).

Nel diritto civile, la disciplina della prescrizione è contenuta negli articoli 2934-2963 del Codice civile, i quali prevedono che un diritto si prescriva in 10 anni (prescrizione ordinaria), salvo che la legge non disponga altrimenti. Sono previste poi una serie di prescrizioni brevi e, infine, una prescrizione di 20 anni per i diritti reali.

Non si prescrivono i diritti indisponibili (diritti della personalità, status familiare e potestà genitoriale), né quelli disponibili ma dichiarati imprescrittibili dalla legge(proprietà, oppure il diritto a far valere la nullità di un contratto).

E’ bene ricordare anche che la disciplina della prescrizione è inderogabile; quindi qualsiasi patto contrario è nullo.

Nel diritto penale, l’art. 157 del Codice penale afferma che il termine di prescrizione di un reato varia in relazione alla pena per questo stabilita. In altre parole, il reato si estingue quando è decorso un periodo di tempo corrispondente al massimo della pena edittale e comunque un periodo non inferiore a sei anni se si tratta di delitto e a quattro anni se si tratta di contravvenzione, ancorché puniti con la sola pena pecuniaria. A questa regola generale si aggiunge una serie di calcoli specifici in presenza di particolari aggravanti o in considerazione dello status (incensurato o meno) del presunto colpevole. La prescrizione non opera in relazione ai reati per i quali la legge prevede la pena massima dell’ergastolo (ad esempio omicidio, o strage).

La sentenza che dichiara la prescrizione del reato non equivale ad un’assoluzione con formula piena, anche se gli effetti possono sembrare identici. La legge stabilisce, pertanto, che l’imputato possa decidere di rinunciare alla prescrizione al fine di vedere riconosciuta la sua  piena innocenza nel merito.

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