Antigiuridicità e cause di giustificazione: la legittima difesa
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Antigiuridicità e cause di giustificazione: la legittima difesa

L’antigiuridità esprime il contrasto tra un fatto e l’ordinamento giuridico. Essa viene meno quando una norma facoltizza o rende doveroso un fatto che costituirebbe reato.
Si parla di cause di esclusione dell’antigiuridicità o cause di giustificazione quando, in presenza di situazioni normativamente previste, viene meno il contrasto tra un fatto conforme ad una fattispecie incriminatrice e l’intero ordinamento giuridico.
Le cause di giustificazione soggiacciono ad alcune regole comuni.
a) Rilevanza puramente obiettiva.
L’art 59 c.p. al c.1 stabilisce che “Le circostanze che […] escludono la pena sono valutate a favore dell’agente, anche se da lui non conosciute o da lui per errore ritenute inesistenti”.
La dottrina, partendo da questo disposto, considera le cause di giustificazione contenute nella parte generale del codice operanti su di un piano meramente oggettivo. Esse rilevano a favore dell’agente per il solo fatto di esistere, a prescindere dalla consapevolezza dello stesso.
b) Rilevanza del putativo.
Sempre l’art 59 c.p. all’ultimo comma stabilisce che “se l’agente ritiene per errore che esistano circostanze di esclusione della pena, queste sono sempre valutate a favore di lui”.
c) Errore colposo.
Ancora desumibile dall’ultimo c. dell’art. 59 c.p. è che se l’errore sulla presenza di una scriminante è dovuto a colpa dell’agente e il fatto è previsto dalla legge come delitto colposo, la punibilità non è esclusa.
d) Eccesso colposo.
Questa figura, a norma dell’art. 55 c.p., ricorre qualora sussistano i presupposti di fatto di una causa di giustificazione, ma l’agente per colpa ne oltrepassa i limiti.
Il superamento dei confini deve dipendere, secondo i parametri individuati dall’art 43 c.p., da difetto inescusabile di conoscenza della situazione concreta da parte dell’agente o dall’inosservanza di regola di condotta precauzionale che riguarda l’uso dei mezzi o le modalità di realizzazione del comportamento. Gli elementi che possono rilevare sono due: la volontà del soggetto volta a realizzare quel fine che giustifica il comportamento e la realizzazione, per errore, di un evento sproporzionato rispetto a quello che sarebbe stato sufficiente produrre.
Il delitto commesso in situazione di eccesso si configura come delitto colposo, essendo la volontarietà del fatto viziata da errore inescusabile che si configura come una falsa rappresentazione dei limiti entro i quali è permesso agire e dato che l’errore di valutazione potrebbe essere evitato prestando l’agente maggiore attenzione.
Il c.p. prevede, agli artt. 50 e seguenti, diverse tipologie di cause di esclusione dell’antigiuridicità: il consenso dell’avente diritto, l’esercizio di un diritto, l’adempimento di un dovere, la legittima difesa, l’uso legittimo delle armi e lo stato di necessità.
In questo articolo, andremo ad esaminare la legittima difesa.
La legittima difesa rappresenta una forma di autotutela che l’ordinamento concede al cittadino nei casi in cui questo si trovi a doversi difendere in situazioni di pericolo imminente e non sia possibile un tempestivo intervento dell’Autorità. È disciplinata dall’art. 52 c.p. che prevede che “Non è punibile chi ha commesso il fatto per esservi stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio od altrui contro il pericolo attuale di un’offesa ingiusta, sempre che la difesa sia proporzionata all’offesa”.
Questa fattispecie si basa sull’ insorgenza di due comportamenti contrapposti: da un lato una condotta aggressiva che genera l’insorgenza del pericolo e dall’ altro una reazione difensiva.
Caratteristiche dell’aggressione.
• La minaccia deve derivare da una condotta umana, ma anche da animali e cose nei casi in cui sia individuabile un soggetto tenuto a vigilare su di essi.
• L’oggetto dell’aggressione deve essere un diritto altrui. La facoltà di difesa è esercitabile per la salvaguardia di tutti i beni, anche patrimoniali.
• L’aggressione deve provocare un pericolo attuale. La minaccia deve essere quindi incombente al momento del fatto, tale da generare una reazione nei confronti dell’aggressore che rappresenti l’unico mezzo a disposizione per la difesa del proprio diritto.
Sia la giurisprudenza che una parte della dottrina ritengono invece che non sia invocabile la legittima difesa nel caso in cui la situazione di pericolo sia volontariamente causata dall’ agente che reagisce: verrebbero meno infatti i presupposti della necessità della difesa e/o dell’ingiustizia (ad es.: non può invocare la legittima difesa il provocatore, o colui che affronti una sfida prevista e accettata).
Caratteristiche della reazione.
La reazione può essere giustificata in presenza di due presupposti:
• la necessità di difendere il bene posto in pericolo. L’aggredito deve, cioè, trovarsi in una situazione nella quale non è possibile adottare una reazione alternativa meno dannosa di quella posta in essere.
• Il secondo requisito è la proporzione tra difesa e offesa. L’orientamento prevalente assume quale termine di giudizio il rapporto di valore tra i beni o interessi in conflitto, deve esserci un bilanciamento tra il bene minacciato e il bene leso.