Assoluzione per non aver commesso il fatto
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Assoluzione per non aver commesso il fatto

La mia assistita è stata assolta per non aver commesso il fatto da un’accusa di furto aggravato, poiché commesso con destrezza, da punirsi con la pena della reclusione da due a sei anni e della multa  da € 927 a 1.500. L’imputata era stata accusata di aver sottratto alla persona offesa dal reato una catenina d’oro, fingendo di adescarla e di accarezzarla sul collo.

Nel corso dell’istruttoria dibattimentale il presunto derubato dichiarava che una notte di luglio, dopo aver preso servizio nella raccolta differenziata e mentre svolgeva il suo lavoro, veniva avvicinato da tre transessuali – tra costoro anche l’imputata, i quali dopo averlo circondato gli mettevano le mani sul collo e iniziavano ad accarezzarlo. Egli aggiungeva anche che, una volta cessato il servizio e fatta la doccia, dopo essersi specchiato si rendeva conto dell’assenza di una catenina d’oro di un certo valore, la cui chiusura peraltro era stata irrobustita la settimana precedente, e che due giorni dopo si era recato in questura per sporgere denuncia.

Una volta presa la parola, gli chiedevo di precisare a quale ora della notte avesse preso servizio, a quale ora avesse incontrato i transessuali e a quale ora avesse cessato il servizio. Egli rispondeva che la nottata di lavoro era iniziata alle quattro del mattino, aveva incontrato i transessuali alle quattro e mezza, successivamente si spostava per occuparsi di tutto il circondario di Caniga (Sassari) e alle sette cessava il servizio. L’imputata, prestato il consenso a sottoporsi ad esame, dichiarava di non aver mai visto la persona offesa e di non conoscerla affatto. Successivamente il Giudice dichiarava chiusa l’istruttoria ed invitava le parti a discutere e presentare le loro richieste.

Nel corso della discussione sottolineavo alcuni aspetti che mi pareva ponessero in dubbio la colpevolezza dell’imputata. Un primo dato atteneva al fatto che la persona offesa aveva lavorato per almeno tre ore prendendo servizio alle quattro, alle quattro e mezza aveva incontrato i transessuali, da quel momento in poi si era occupata di tutto il circondario di Caniga fino alle sette. Questo significava che il presunto derubato poteva aver perso la catenina prima o dopo l’incontro con la presunta ladra e, inoltre, riteneva che l’oggetto gli fosse stato sottratto proprio alle quattro e mezza solo in ragione di un  pregiudizio per cui i transessuali, poiché transessuali, sarebbero dei ladri. Un secondo dato atteneva al fatto che non si comprendeva come mai, se i transessuali erano tre, l’accusatore individuasse proprio nell’imputata l’artefice del furto. Un ultimo dato atteneva al fatto  che non si comprendeva come l’imputata avesse fatto a commettere il furto in quelle circostanze di tempo e di luogo, repentinamente e con particolare abilità e destrezza,  se la chiusura della catenina d’oro era stata irrobustita la settimana precedente.

Dopo essersi ritirato in Camera di Consiglio, il Giudice pronunciava sentenza di assoluzione con termine di novanta giorni per le motivazioni.

Attilio Pinna